Le Ferriere
Un
opificio "industriale" che utilizzava
l'energia idraulica era la ferriera, in questo
caso la ruota mossa dalla caduta dell'acqua forniva
movimento al maglio che alzandosi e abbassandosi
percuoteva il ferro incandescente fino a dargli
la forma voluta.
L'energia motoria della ruota idraulica poteva essere
anche impiegata nel funzionamento dei mantici che
insufflavano aria nei focolari di forgia e nei forni
di riduzione dei minerali, permettendo di raggiungere,
in tempi più brevi, temperature costanti
e molto più alte rispetto ai mantici manuali,
e divenendo il fattore chiave per lo sviluppo della
siderurgia moderna. Famose e rinomate erano la fabbrica
grossa di Pontenano, quella di Monteaguto e quella
di Bonano che veniva utilizzata anche come fonderia
per i minerali estratti nella zona di Carda e Ortignano.
La ruota è costituita da due fasce circolari
di legno di quercia dello spessore di 5 cm, tra
le quali sono fissati dei setti formati da tavolette
che raccolgono la caduta dell'acqua. Il diametro
della ruota è calcolato in rapporto al volume
della caduta dell'acqua e alla dimensione del maglio.
L'albero è un tronco di quercia fissato al
centro della ruota, lungo circa 4,50 m. con diametro
di circa cm 60, che si restringe fino a cm 40 in
direzione del maglio. Il maglio può essere
paragonato ad una leva il cui fulcro è imperniato
su un supporto ancorato al terreno. Il manico è
formato da un tronco di noce o di acacia a sezione
quadrangolare di circa 3 m, alto circa 30 cm. Mentre
una estremità del manico prende la spinta
trasmessa dall'albero, all'altra è fissata
la testa d'asino realizzata in ferro. Quest'ultima
è quella parte che, battendo un grosso parallelepipedo
di ghisa ancorato al terreno, permette la lavorazione
e modellazione del metallo reso incandescente, fino
a raggiungere la forma voluta.
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