I Mulini ad acqua
L'uso
dell'energia idraulica per mettere in moto "ruote
ad acqua" che potevano azionare macine, magli
ed altri meccanismi semplici destinati alla trasformazione
e lavorazione dei prodotti, risale ad epoche molto
antiche, ma la effettiva diffusione di tali strutture
si fa risalire al periodo medievale.
Il mulino ad acqua è stato per lunghissimo
arco di tempo, una struttura di vitale importanza
per le popolazioni di campagne e città; di
piccole dimensioni, posto in vicinanza di fiumi,
rii e torrenti, di cui captava le acque, macinava
grano, cereali, mais, castagne, adattandosi alla
produzione delle diverse aree e assicurando le risorse
alimentari alle popolazioni che ne usufruivano.
Si possono distinguere due tipi fondamentali di
mulini, a seconda della posizione della ruota idraulica
che li azionava; il mulino orizzontale, detto a
"ritrecine", con ruota motrice orizzontale,
adatta a sfruttare portate d'acqua limitate, proprie
dei regimi idraulici torrentizi, e il mulino "verticale",
con ruota motrice verticale mossa dalla caduta dell'acqua,
presente sui corsi d'acqua a portata costante e
copiosa. Nelle campagne toscane e in Casentino,
stante il regime torrentizio dei diversi corsi d'acqua,
si è sempre preferito il mulino "a ritrecine"
co ruota orizzontale formata da 14,16 pale a cucchiaio
realizzate in legno di quercia e saldate ad un albero
verticale in grado di trasmettere il moto alle macine
di pietra poste superiormente. I mulini casentinesi
erano prevalentemente utilizzati per la macinazione
delle castagne prodotte dai boschi della valle.