La centrale elettrica "la Nussa"
Il
Casentino, regione corrispondente all'alto corso
dell'Arno, costituisce uno degli elementi più
significativi per lo studio dell'uso della risorsa
acqua nella sua primigena accezione di forza motrice.
Su questo territorio, caratterizzato da un tessuto
geomorfologico non facilmente plasmabile, l'uomo
fin dai primordi, si è trovato a dover continuamente
intervenire, nei limiti delle sue possibilità,
per mantenere una sufficiente stanzialità
operando inevitabilmente delle modifiche. In età
comunale esistevano già lungo il corso dell'Arno
e dei suoi maggiori affluenti, numerose manifatture
tessili e conciarie che sfruttavano le acque per
lavare la lana e per azionare innumerevoli edifici
idraulici: si tratta di mulini, gualchiere, segherie,
ferriere, cartiere e fornaci che disegnavano un
fitto tessuto di presenze su cui si innesteranno
molte attività lavorative moderne. Ma lungo
i principali corsi d'acqua della valle sono state
costruite, a partire dai primi anni del XX secolo,
numerose centrali idroelettriche. Una di queste
è la Centrale elettrica 'la Nussa",
ubicata lungo le sponde dell'Arno, nel comune di
Capolona, nei cui locali sono stati realizzati il
Museo dell'Acqua e il Laboratorio Didattico
In origine il luogo era occupato da un mulino risalente
alla seconda metà del XVIII secolo. Nei primi
anni del novecento il mulino venne trasformato in
centrale idroclettrica della famiglia Ciapetti,
proprietaria della villa sovrastante per la quale
la centrale produceva energia elettrica.
Distrutta dai tedeschi durante l'utlimo conflitto,
nel 1946 fu ricostruita divenendo operativa due
anni dopo: dal 1963 l'immobile è di proprietà
dell'ENEL. Attualmente la centrale è attiva
e gestita a distanza dalla stazione Marginone di
Lucca.