I Ponti
La
storia delle strutture di attraversamento nel tratto
casentinese del fiume risulta tormentata continuamente
dalle distruzioni apportate dall'urto delle acque
in piena e dalla molteplice azione dell'uomo che
ha connotato stilisticamente e tecnologicamente
questi manufatti.
Nella prima metà dell'800 esistevano solo
cinque ponti agibili: del molino di Bucchio, di
Stia, di Pratovecchio, di Poppi e di Rassina; a
cui, nel corso del secolo, si aggiunsero altri che
migliorarono i collegamenti tra i due versanti vallivi.
I ponti del tratto casentinese dell'Arno venivano
posti preferibilmente nelle strettoie dove l'alveo
era soggetto a minore variabilità, possibilmente
fondati e appoggiati su affioramenti rocciosi.
Nel 1762 il ponte di Stia era costruito una sola
arcata, ed era stato "fondamentato sullo scoglio,
ed il suo arco doveva essere assai alto per il comodo
della strada" ed era simile a quello di Pratovecchio
che aveva la carreggiata larga metri 3,77
I ponti del Foderino, Bibbiena e Corsalone presentavano
caratteristiche molto simili tra loro: erano formati
da tre luci, di circa 80 braccia ciascuna (m 46,40),
con impalcato 8,50 braccia (m 4,93). Il ponte di
Poppi è rappresentato con cinque arcate con
una carreggiata di m 3,77. A Rassina il ponte, di
origine medievale, aveva 7 arcate di pietra variabili
da 9,30 a 14,28 m, per una lunghezza totale di 113,94
m, con carreggiata larga 2,20 m e altezza di 9 m.
Il Ponte di Caliano, anch'esso di origine medievale,
era a tre rampe d'ingresso inclinate e con una carreggiata
di 6 braccia (m.3,48) Anche il ponte a Buriano,
alla confluenza tra l'Arno e il canale della Chiana,
era di origine medievale; le sei ampie arcate contraffortate
da robuste pigne triangolari congiungevano le due
sponde con una lunghezza di 158 m. e una larghezza
di 4,60 m.
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