Regione Toscana Casentino

La transumanza

Il fenomeno della transumanza, lo spostamento stagionale delle greggi al mutare delle condizioni dei pascoli, costituisce un aspetto che ha interessato ampie zone del Mediterraneo da tempi antichissimi fino alla prima metà del XX secolo.
Per la Toscana, e il Casentino in particolare, possiamo parlare soprattutto di transumanza discendente, o inversa, effettuata cioè dai monti alla pianura. Si ha notizia tuttavia, anche se in misura minore, di un tipo di transumanza ascendente, detta anche monticazione, per la quale le greggi degli allevatori di pianura venivano condotte nei pascoli casentinesi di alta quota durante la stagione estiva.
Fin dal XIV secolo sono documentati branchi transumanti provenienti dal Casentino, appartenenti ai Conti Guidi.
La pratica delle migrazioni stagionali delle bestie era tuttavia in uso anche precedentemente, a partire dal periodo etrusco-romano. Nel corso del tempo si andarono definendo alcuni percorsi adibiti alla transumanza delle greggi che dalla prima Valle dell'Arno, giungevano fino ai pascoli della Maremma.
Il motivo principale degli spostamenti stagionali, per gli allevatori del Casentino, è da ricercare sicuramente nella scarsa base foraggiera per il nutrimento delle bestie.
Nei mesi di Settembre ed Ottobre si effettuavano i preparativi per la partenza. Gli allevatori affidavano le greggi al capo pastore transumante, detto vergaio, che, con l'aiuto di vari garzoni diveniva il responsabile per il viaggio e per tutta la durata della permanenza in Maremma. Il vergaio gestiva di solito una masseria composta dai 5 ai 30 branchi con un numero di ovini che oscillava dai 1500 ai 9000 capi. Una buona parte del bestiame era tenuto a soccida, per cui il proprietario concedeva il gregge ad un altro pastore che forniva la forza lavoro e con il quale divideva a metà il profitto.
I branchi transumanti, subirono un sensibile incremento a partire dalla fine del XVIII secolo in seguito alla liberalizzazione dei disboscamenti ed al conseguente aumento dei pascoli.
Le pecore, che si spostavano lungo percorsi appositi ai lati del quale correvano strisce erbose larghe circa 14 metri, non potevano percorrere meno di 5 miglia al giorno. La sosta veniva effettuata spesso presso alcune case coloniche nelle quali si chiedeva ospitalità ai contadini in cambio di prodotti in natura. Le pecore venivano rinchiuse in recinti formate da reti sostenute su pali piantati nel terreno per mezzo di magli in legno.
Il percorso, in ogni caso, era sempre pianificato prima della partenza, quando si dovevano iniziare le pratiche per le varie autorizzazioni che prevedevano conteggi delle pecore presso gli uffici doganali e il pagamento di diverse gabelle.
Ad esempio, durante il viaggio di andata i pastori dell'Alto Casentino, erano obbligati ad un primo conteggio e relativo pagamento presso la Calla di Rignano sull'Arno alla quale si aggiungeva un ulteriore pagamento per la concessione della fida una volta giunti alla Calla di Paganico. Al ritorno dovevano percorrere a ritroso lo stesso itinerario che prevedeva una nuova sosta a Paganico e un nuovo conteggio dal quale doveva risultare un incremento del bestiame di almeno il 25% attraverso la nascita degli agnelli durante l'inverno. A Rignano infine, si dovevano sottoporre ad un nuovo conteggio e ad una nuova tassa.
Compiuto il viaggio di andata e una volta giunti in Maremma, gli allevatori costruivano delle capanne per mezzo di pali, canne palustri e scope. La masseria si componeva di diversi alloggi organizzati gerarchicamente: all'alloggio del vergaio, di solito circolare con copertura conica all'interno del quale si effettuava la lavorazione del latte, si affiancavano quelle degli altri pastori oltre ai vari ricoveri per gli animali
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