La
Famiglia
All'interno della famiglia casentinese di tipo patriarcale
esisteva una precisa suddivisione dei compiti. Al
vertice del potere familiare stava il capoccia,
che dirigeva gli interessi domestici, ordinava i
lavori da fare nel podere, vendeva e comprava il
bestiame, faceva i conti con il padrone. Questi,
risultava quindi l'unico contraente del contratto
stipulato con il proprietario del fondo, ma gli
accordi e gli impegni presi fra concedente e mezzadro
vincolavano l'intera convivenza familiare. Il capoccia
poteva essere il maggiore tra i fratelli maschi,
il più abile nel coordinamento delle attività
familiari, oppure il maggiore non sposato, nella
speranza che le sue scelte potessero essere più
probabilmente imparziali.
Il vertice del potere femminile coincideva con la
massaia, la moglie del capoccia o la sposa da più
tempo entrata in famiglia che si occupava dell'economia
della famiglia e trasmetteva la sua esperienza alle
altre donne. La nuora veniva accolta con il seguente
rituale: "Nel giorno delle nozze la suocera
presenta alla nuora un lume a mano e una rocca per
filare; e ciò a simboleggiare che i primi
doveri della madre di famiglia debbono essere la
vigilanza ed il lavoro". La donna era gravata
da numerosi compiti come la cura dei figli, l'allevamento
del pollame e dei suini, il lavoro dei campi, soprattutto
nel momento del raccolto, e da tutta una serie di
attività quali: la lavorazione della paglia
per cappelli, l'allevamento bachi da seta, la raccolta
spontanea dei prodotti del bosco. La filatura e
la tessitura, oltre che all'autoconsumo erano esercitate
anche in l'funzione dell'attività manifatturiera,
di antica tradizione, svolta in varie località
della valle, dove si produceva il panno Casentino.
Tra le attività domestiche più impegnative
figuravano il bucato e la preparazione del pane.
Di questa macchina vivente da lavoro facevano parte
anche i bambini che seguivano la madre nei campi
non appena erano in grado di camminare e si occupavano,
fin da piccoli, della cura degli animali.