Il
Granaio
"Il
grano è della zappa".
Ad
eccezione delle grandi fattorie, manca nella casa
rurale un vero e proprio granaio. Alla conservazione
delle granaglie e di ogni altro prodotto destinato
al proprio consumo il contadino riserva un locale
della casa, vasto ed ariato, come per esempio una
soffitta, possibilmente esposto a tramontana per
evitare che il caldo possa favorire l'insorgere
d'insetti. Nei contratti di mezzadria il grano è
diviso a metà tra contadino e padrone, la
misura adoperata è lo staio equivalente a
circa 20 kg. Lo staio casentinese si distingue da
quello fiorentino nelle sottomisure: "Io staio
casentinese per la sua capacità è
uguale a quello di Firenze, equivale a litri 23,
decilitri 6, millilitri 1 della misura francese,
diversifica però nella sua divisione, mentre
lo staio di Firenze si suddivide in 32 mezzette,
quello del Casentino si divide in 24 coppe"
(da Calendario Casentinese 1838). Le due funzioni
della mietitura e della trebbiatura ("battitura"),
sono distinti in due diversi momenti: la "battitura"
costituisce un momento culminante del calendario
agricolo e perciò è considerata un'occasione
di festa nella quale l'abbondanza di cibo e bevande
sostituisce la frugalità dei pasti quotidiani.
Il termine "battitura" evoca l'antico
sistema manuale con il quale si separa il seme dalla
spiga effettuato con il cotterreggiato ("mannecone")
un arnese formato da due bastoni chiamati rispettivamente
"manfanile", quello che fungeva da manico,
e "vetta", quello che percuoteva le spighe,
collegati tra loro da una corda e da striscia di
cuoio, "correggia". L'operazione era un
tempo eseguita da sei, otto uomini che contrapposti
a coppie battevano il raccolto poggiato a terra
in modo alternato per evitare di colpirsi vicendevolmente.
Diffusamente riprodotto nell'iconografia medievale,
in particolare nella rappresentazione del ciclo
agrario, il correggiato viene ancora oggi usato
sporadicamente per la battitura a mano di fave e
fagioli.