Il castagno
Il
castagno ha trovato particolare diffusione in Casentino
grazie all'opera di Carlo Siemoni, selvicoltore
boemo, a cui fu affidato il riordino e la gestione
del patrimonio i boschivo nel secolo scorso.
Se piantato in ambiente idoneo, il castagno ha un
rapido sviluppo e può raggiungere l'altezza
massima di 30 metri, anche se generalmente si arresta
su i 15, 20 metri; oltre alla foglia di forma lanceolata
ed i bordi dentati, è facilmente riconoscibile
per il riccio che contiene due o tre castagne. La
produzione dei frutti è massima dopo circa
cinquanta anni e può oscillare tra i 6 e
i 40 kg, fino ad arrivare, in casi eccezionali ai
200 300 kg per pianta. La corteccia presenta profonde
spaccature a spirale che avvolgono il tronco, inoltre
la capacità di emettere più di un
fusto alla base, detti "polloni", lo rende
idoneo alla produzione di pali, così come
le piante adulte forniscono legno per la fabbricazione
di mobili e opere da esterno. La produzione di castagne
ha da sempre accompagnato la vita della gente di
montagna a partire dal medioevo; queste sono state
per secoli il cibo più abbondante e sicuro
di cui poter disporre contro le penurie dell'inverno.
La castagna raggiolana è una delle varietà
maggiormente diffuse in Casentino, e trae il suo
nome dal luogo di nascita, la zona del castello
di Raggiolo nella valle del Teggina. Si tratta di
una specie di castagno innestato particolare: il
suo frutto è piccolo e di qualità
modesta, ma una volta seccato e ridotto in farina
si conserva a lungo, meglio di altre specie più
pregiate.