Coltivazione del tabacco
Chitignano
è stato eretto in feudo fin dal XIII secolo
e con alterne vicende è rimasto sotto il
domino feudale dei conti Ubertini, per quattro secoli,
fino al 1779, godendo in tal modo di una relativa
autonomia giurisdizionale, e di un regime fiscale
differenziato rispetto al resto del Granducato di
Toscana.
Questa condizione ha permesso di utilizzare i privilegi
fiscali di cui godeva per sviluppare un economia
di scambio con le comunità circostanti, basata
sull'opportunità offerta dall'esclusività
della coltivazione del tabacco di cui gli abitanti
di Chitignano godevano, facendone probabilmente
contrabbando con le comunità vicine. Anche
dopo la soppressione del feudo il Granduca Pietro
Leopoldo consentì agli abitanti di Chitignano
con motuproprio del 18 giugno 1789 di continuare
nell'uso di seminare, per proprio uso ed esclusivamente
entro i confini della comunità, la pianta
di tabacco. Ma probabilmente da questo prese sviluppo
il contrabbando della foglia di tabacco e dei sigari,
attraverso i sentieri della montagna, passando da
un casolare all'altro per spingersi verso i territori
circostanti della Valtiberina, dello Stato della
Chiesa, della Romagna, ma anche verso la Valdichiana
e la Maremma. Il tabacco, non più coltivato
localmente, veniva ricercato nelle zone della Valtiberina
e dell'Umbria (Gubbio, San Giustino, Città
di Castello), trasportato a Chitignano e qui lavorato
per poi essere rivenduto clandestinamente. Le vie
tracciate dai contrabbandieri andavano sul versante
romagnolo, verso, Firenze, Pisa e Livorno, verso
la Maremma toscana e laziale, verso l'Umbria e le
Marche.