Regione Toscana Casentino


Il Commercio del Legnami


Il commercio dei legnami in Casentino è legato alla presenza di due grandi amministrazioni forestali:
l'Opera del Duomo di Firrenze e la Congregazione dei monaci di Camaldoli. Questi, sfruttando le risorse ambientali, costituirono una vera struttura commerciale, organizzata in agenzie con annessi depositi di legname in Arezzo, Firenze e Livorno. Di norma i monaci riuscivano a far meglio fronte alle commesse, a spuntare prezzi più favorevoli e quindi ad offrire maggiori compensi ai foderatori. Questo soprattutto per la favorevole posizione della foresta che meglio servita dalla viabilità e estesa prevalentemente sul versante casentinese dell'Appennino, con più facilità poteva raggiungere il Porto di Ponte a Poppi, dove l'Arno, dopo aver ricevuto il tributo del Solano, aveva in ogni stagione una maggiore portata rispetto allo scalo di Pratovecchio.
Per gli usi della marina non si trattava di un vero e proprio commercio: il materiale era direttamente commissionato e scelto in foresta direttamente da coloro che avevano l'incarico di costruire le navi. Tale legname era costituito dal tondame per le alberature e dagli squadrati per l'ossatura o telaio della nave; a questi grossi legni si aggiungevano i remi ed altri accessori di faggio.
A Firenze il legname dell'Opera fu impiegato in molte fabbriche "illustri" come: palazzo Pitti, per il quale occorsero nel 1563, 12 legni lunghi 21 braccia; il salone grande di Palazzo Vecchio per il quale occorsero nel 1627, 24 travi di braccia 26 alte soldi 13 e larghe soldi 14, altri 24 puntoni e 5 travi delle suddette misure.
Tutto il legname doveva essere valutato in Firenze alla Pescaia di San Niccolò, prima quindi di essere inviato a destinazione. Solo nel 1772, dopo varie richieste fu fatta una tettoia per riporvi il legname e fu messa a disposizione sia dell'Opera che di Camaldoli e Vallombrosa, con affitto annuo di 198 lire ciascuno. Nel 1789 i camaldolesi affitteranno una porzione di un magazzino in precedenza tenuto dall'Opera del Duomo come deposito di legnami; nel 1803 lo stesso sarà acquistato dai monaci: si trattava di un capannone posto in Livorno "sulla Pizza d'Armi, fuori delli avanzi di Porta ai Cappuccini lungo e di faccia al Fosso delle Fortificazioni con avanti due scali sul detto Fosso.
Da una lettera del 1854 inviata dall'Accademia dei Georgofili ai monaci di Camaldoli, si viene a conoscenza del ricavo che le due riunite amministrazioni, quella delle foreste Camaldolesi e quella delle Foreste dell'Opera, ottenevano da questo commercio: "… si sa parimenti che innanzi all'anno 1815 le due amministrazioni prese insieme spacciavano ogni anno per proprio conto 6000 traini di legname con una spesa di esercizio di £ 91646 traendone un profitto di £ 46410. Che esse poi cedevano per 3000 traini di piante in piede a degli speculatori per la somma di £ 2946. Successivamente poi al 1815 fino all'anno 1834 la vendita diretta non oltrepassò per quanto si è raccolto più di 3300 traini, che mediante una spesa di £ 47455 davano soltanto un'utile di £ 14683. La vendita indiretta s'inoltrò invece fino ai 6000 traini ed il provento si aumentò di £ 2966".

 

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