Regione Toscana Casentino


Cetica


"Nelle alture ci sono altre cose strane: qua un'ara di legno, tagliato di fresco, che sembra preparata per qualche rito sacrificale, là un grande tumulo con il fumo che esce a pressione dagli sfiatatoi tutt'intorno, come se vi venisse incenerita la salma di un condottiero. Poi girate gli occhi e di tumuli ne vedete un altro, poi un altro ancora nel giro di pochi passi. Tutte queste cose sembrano vivere di vita spontanea, perché nessun essere umano è visibile. Invece sono soltanto il lavoro dei carbonai ( ... ). Spesso rimanete sorpresi se, mentre camminate nella Vallata, di notte, guardando verso i monti, scorgete grandi anelli di fuoco brillare nel buio. Sembrano le luci di un palazzo illuminato a festa, a parte il fatto che voi sapete bene che lassù non ci sono palazzi, non ci abita nessuno. D'un tratto mentre guardate, i fuochi non ci sono più e la montagna dove brillavano si ritira nel mistero della notte".
Da E. Noyes, Il Casentino e la sua storia, Londra, 1905.
"Finalmente dopo una mezz'ora di cammino in salita, raggiungiamo delle case sparse, vere e proprie abitazioni di montagna, caratterizzate da muri di pietra spessi e bassi e tetti piatti e grigi.
Queste case, che spiccano a malapena sulla roccia circostante, giacciono intorno all'antichissima chiesa di Cetica" con queste parole Otto Speyer nel 1859 descrive l'abitato di Cetica posto sul fianco orientale del Pratomagno alla sinistra del fiume Solano, nel comune di Castel San Niccolò. L abitato è caratterizzato da un insieme di piccoli agglomerati e case sparse divise in nuclei adagiati sulle coste della montagna, ognuno contraddistinto da un nome proprio: si tratta dei nuclei di S. Maria, S. Pancrazio e S. Michele che si sono sviluppati attorno a chiese riferibili al XII secolo. All'inizio del paese si diparte un percorso che conduce ai ruderi del castello di S. Angelo, sorto con i castelli di San Niccolò e Garliano a presidio della valle del Solano. In prossimità del fiume la strada diventa un piccolo sentiero che oltrepassato il corso d'acqua con un ponte ad una sola arcata, prosegue fino a raggiungere il sito dell'antico castello che fu avamposto fortificato dei Conti Guidi. Documentato fin dal 1029 come possedimento dei Guidi di Modigliana, fu distrutto nel 1290 dalle truppe fiorentine di ritorno dalla Battaglia di Campaldino; nel 1348 la Repubblica fiorentina assoggettò i castelli di San Niccolò, Cetica, Garliano e tutta la valle del Solano, e alla Podesteria dette il nome di Montagna Fiorena.

 

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