La consegna
Terminata
l'estrazione di tutto il carbone migliore, il mucchio
viene allargato nel centro della "piazza"
e spruzzato abbondantemente con acqua.
Riunito tutto il carbone, si passa alla sua insaccatura
servendosi di un apposito contenitore, il "vaglio",
realizzato con strisce intrecciate di castagno.
I sacchi riempiti in superficie con i pezzi più
grossi di carbone, gli "abbocchi", e chiusi
con speciali cavigli di legno, i "randoli",
sono pronti per essere trasportati altrove.
Verso le otto della mattina, annunciato dal suono
dei campanacci dei muli, giungeva alla "piazza"
dove era appena finita la "scarbonatura"
il vetturino, accompagnato a volte dall'imballino
e, se era il caso, dal guardaboschi. Il vetturino
guidava i 4 -5 muli che dovevano trasportare le
balle di carbone portandole in luoghi più
accessibili. Tale personaggio rappresentava l'anello
di congiunzione fondamentale tra le varie fasi di
lavorazione del carbone: a lui infatti era affidato
sia il carico di legna diretto alla "piazza",
che le balle di carbone destinate a luoghi più
accessibili per il commercio, detti "imposti".
A Cetica, a questo proposito, nella località
chiamata ancora oggi l'Imposto, esiste l'edificio
costruito nei primi decenni del Novecento, ad opera
di un proprietario forestale della zona, riservato
un tempo allo stoccaggio del carbone proveniente
dai boschi del Pratomagno. Il vetturino, insieme
al carbonaio addetto, il somaiolo, partecipava alle
operazioni di insaccatura e pesatura delle balle
tramite la stadera a braccio, prima del caricamento
sul dorso del mulo. Le balle potevano essere di
due tipi: la "romana" che conteneva dai
70 agli 80 chili di carbone e la "vagonale",
capace di contenere più di un quintale.
Per il trasporto delle prime, caricate una a destra
e una a sinistra del mulo, veniva utilizzata una
particolare sella, il "basto"; per il
trasporto della seconda, unica balla di dimensioni
considerevoli, si ricorreva invece al "balliccio".