Museo
del Bosco e della Montagna - Museo dello Sci
Il percorso Museale
Il
percorso museale
Il Casentino ha visto fiorire, sin dalle epoche più
remote, numerosi insediamenti umani che hanno saputo
ben interagire con l'ambiente naturale di montagna
e con tutto ciò che questo offriva.
Il casentinese ha subito trovato, fra queste bellissime
montagne, la sua "ragione di vita" sia in
termini materiali che spirituali. Molte delle attività
umane che hanno tipizzato l'alta valle dell'Arno hanno
come elemento caratterizzante la "non stanzialità".
Fra queste si ricordano: - allevamento ovino transumante
- sfruttamento del bosco con produzione di legna
e carbone - artigianato di supporto con gli addetti
alla manutenzione delle suppellettili di casa e dei
mezzi di trasporto.
Altre attività, più specificatamente
svolte in loco, da ricordare sono: la difficile agricoltura
di sussistenza con la "vitale" coltivazione
del castagno, l'artigianato
specializzato del legno famoso nell'alto Casentino
dal XV secolo, l'industria della lana già importante
dal XIII secolo, la piccola industria metallurgica
presente dal XV secolo, l'industria della carta sorta
nel XVIII secolo.
Un discorso a parte merita il commercio
del legname mediante il quale i tronchi delle
foreste casentinesi erano trasportati fuori dalla
Valle in corrispondenza delle grandi città.
I preziosi legni di abete bianco erano usati per le
costruzioni edili di Firenze e per l'armamento delle
navi di Pisa e Livorno almeno dal XV secolo. L'intrecciarsi
di queste attività e la "intelligente
laboriosità" dell'uomo casentinese hanno
consentito modellare, vie e mezzi di trasporto, alle
reali esigenze del territorio.
Vengono così costruite le "strade bordonaie",
così dette per la presenza di "bordoni"
di faggio ubicati ai lati delle vie, adibite esclusivamente
al traino dei tronchi dalle vette dell'Appennino sino
ai porti dell'Arno e
da qui fluitati, in determinati periodi dell'anno,
a Firenze e Pisa.
Le altre vie vengono costruite ed usate per il trasporto
su treggia, a basto o umano.
L'impiego di animali da soma, somari e muli, era molto
diffuso e diretto dai vetturini. Il trasporto di legna
di piccole dimensioni e del carbone, all'interno della
macchia sino alle strade più importanti, ai
centri abitati o agli imposti, veniva eseguito proprio
dai sapienti vetturini con i loro fidi animali. Quando
il carico era leggero o la strada da percorrere breve,
era l'uomo o la donna il vero mezzo di trasporto utilizzando
la cesta sopra la spalla o a tracolla.
Il trasporto su treggia era riservato quasi esclusivamente
in agricoltura.
All'interno del ristretto ambiente rurale venivano
usati anche mezzi da trasporto per due persone come
la barella o per una come la carretta. Il carro agricolo
a ruote veniva usato nel fondo valle ed in talune
zone montuose non troppo scoscese. Il traino di grossi
tronchi all'interno della macchia o sulle strade bordonaie
veniva eseguito utilizzando una o varie coppie di
buoi o vacche. Per il trasporto di persone e cose
usavano il calesse ed il calessino.
Dalla seconda metà del XVIII secolo le nostre
montagne, che oggi costituiscono l'importante Parco
Nazionale, considerato la loro bellezza naturale,
paesaggistica, storica e religiosa, sono meta di viaggi
onde soddisfare una esigenza, non estranea all'ambiente
casentinese, di tipo conoscitivo, religioso e di svago.
Tali escursioni venivano fatte utilizzando quella
fitta rete di strade, di mulattiere e di sentieri
che il casentinese ha saputo costruire e mantenere.
Le mete più ambite, di allora come di oggi,
sono: - l'Eremo ed il Monastero di Camaldoli, - La
Verna, - le Pievi paleocristiane e romaniche, - il
monte Falterona, - la giogaia dell'Appennino, - le
sorgenti dell'Arno, - dalla prima metà del
XIX secolo il laghetto degli idoli.
Il
tema della fruizione della montagna con finalità
ricreative si intreccia strettamente ad un mezzo di
trasporto ampiamente documentato nel museo: lo
sci.
Utilizzato dalle popolazioni insediate ad alta quota
per spostamenti sulla neve dettati dalle necessità
quotidiane, dalla seconda metà del XIX secolo,
lo sci divenne anche pratica sportiva e momento di
svago per i residenti ed i turisti durante la stagione
invernale.
Informazioni
utili
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| Museo del Bosco e della Montagna - Stia
Vicolo de' Berignoli - Stia
Informazioni e prenotazioni per visite su richiesta: Sci Club Stia - 0575/581323 - 583965 - 529263
Aperture: Sabato 17.30 - 19.30 Domenica: 10.00 – 12.30 / 16.30 – 19.30
Luglio e Agosto: Martedì, Giovedì e Sabato: 17,30 – 19,30
Domenica e festivi: 10,00 – 12.30 / 16.30– 19.30
Nello stesso complesso e con le stesse modalità è visitabile il Museo dello Sci |
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