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I Porti sull'Arno


Lungo le sponde dell'Arno, furono realizzati, probabilmente a partire dal XVI secolo, alcuni porti fluviali per il trasporto dei tronchi. Il legname trasportato lungo le difficili vie di smacchio, dette anche vie bordonaie, giungeva a valle dove, alla confluenza del Fiumicello e della Sova con l'Arno, rispettivamente i Camaldolesi e l'Opera del Duomo avevano attrezzato i loro porti. Con l'ausilio di carri o per mezzo del fiume Arno il legname veniva portato nelle piazze di smercio; dai porti casentinesi occorrevano in media dieci giorni per raggiungere Firenze, altri sei erano necessari per arrivare fino all'Arsenale di Pisa ed a Livorno.
Alla Badia di Pratovecchio, l'Opera possedeva un palazzo, tuttora esistente, posto lungo la via Aretina. Su un angolo dell'edificio e sulla facciata della gran loggia , dove venivano conservati i legni tondi prima di essere fluitati, sono presenti dei cartigli con la scritta O.P.A., riferiti proprio all'Opera del Duomo. Il terreno che si estende dal palazzo all'Arno era adibito a cantiere del legname ed alla preparazione dei foderi, e conteneva opere di sistemazione idraulica necessarie per l'immissione dei legni nel fiume. Della zona del Porto attualmente non esiste alcuna traccia, ma esistono alcune planimetrie che ci illustrano in maniera piuttosto dettagliata l'organizzazione dell'area.
L'attività del porto consentì la specializzazione delle maestranze: dai "conduttori" che trasportavano il legname dalle foreste di Campigna, ai "foderatori" che provvedevano alla realizzazione dei foderi ed alla loro fluitazione nell'Arno. Il termine foderatura deriva da "fodero", specie di zattera formata da legni, in genere squadrati, ma anche tondi, tenuti insieme da "caviglie" e da corde, e soprattutto da "ritorte" di legno di castagno. Preparati i foderi, gli uomini delle Compagnie dovevano essere pronti a partire ogni qual volta le acque dell'Arno fossero state tali da consentire la fluitazione; le zattere venivano trainate dai buoi fino all'acqua e spinte dagli uomini, iniziavano il viaggio verso la meta. Poiché l'Arno a Pratovecchio "porta ancora poca acqua", quanto vi era la necessità di foderare, i legnami venivano trainati lungo il fiume da buoi, fino a Poppi, dove ingrossato da più affluenti, consentiva più agevole e spedita la navigazione. Qui si trovava il deposito più importante dei Camaldolesi: il porto di Ponte a Poppi, posto alla confluenza del torrente Sova con l'Arno. Il legname, trasportato al porto nel mese di novembre, prima con traini e a soma e successivamente con carri tirati da buoi, veniva spedito tra marzo e aprile, cioè nei mesi in cui l'Arno "… per lo scioglimento delle nevi si prestava ottimamente allo scopo". La pratica della fluitazione si protrasse fino al 1840, ma con la costruzione della S.S.70 della Consuma, venne praticata sempre meno, fino alla completa cessazione negli anni sessanta del XIX secolo.

 

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