Il Canto Gregoriano
L'attività
musicale intorno all'anno 1000 era soprattutto di
carattere religioso e si svolgeva in modo particolare
nelle abbazie e nelle chiese, affidata generalmente
alla voce umana tramite il canto gregoriano.
Tale canto rigorosamente monodico, aveva le sue
origini nella notazione greca ed aveva subito influssi
anche dalla tradizione ebraica, mozarabica e bizantina.
Il punto di raccordo fra la teoria classica greca
e quella medievale è costituito dall'opera
De institutione musica di Severino Boezio (VI sec
), finchè fra il V ed VI secolo papa Gregorio
Magno codificò una prima unificazione di
questo canto, poi detto appunto "gregoriano",
mantenutasi nel corso dei secoli e approfondita
dagli studi di diversi teorici, fra i quali Flacco
Alcuino (IX sec.), Ubaldo di Saint'Amade (IX sec.)
e Oddone di Cluny (X sec,). Il canto era trasmesso
unicamente per tradizione orale e quindi nelle diverse
abbazie erano nate delle forme di notazione utili
alla memorizzazione, spesso assai diverse tra loro,
e destinate all'uso interno, che avevano progressivamente
esteso la loro influenza nelle aree geografiche
circostanti. Ogni comunità monastica trovava
un proprio linguaggio frutto dell'attenzione e della
passione con cui chi scrive testi liturgici coniugava
l' amore per le scritture con quello per la musica.
Tale perizia musicale si traduce poi nei segni grafici,
detti "neumi" che permettevano di seguire
la linea della melodia attraverso le indicazioni
di un movimento in ascesa o in discesa. In realtà
le note erano raggruppata in elementi grafici collocati
su una linea ideale orizzontale, quasi sempre alla
stessa altezza. Ciò significa che di fatto
la musica era illeggibile e rimaneva nascosta a
chi non la conoscesse già prima a memoria.